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Test CAT-Q: misurare il mascheramento

Il test CAT-Q: misura il mascheramento, non l’autismo

Il CAT-Q (Camouflaging Autistic Traits Questionnaire) non misura tratti autistici. Misura il lavoro che una persona fa perché non si vedano. Venticinque affermazioni in tre blocchi, pubblicate nel 2018 da Laura Hull e dal suo gruppo. È lo strumento che spiega perché tante persone ottengono un punteggio basso a un test di autismo e sanno benissimo che qualcosa non torna.

Cos’è il mascheramento

L’insieme delle strategie, quasi sempre apprese senza che nessuno le insegni, con cui una persona autistica passa per non esserlo: sostenere lo sguardo contando mentalmente, preparare argomenti prima di una riunione, copiare espressioni, trattenere i movimenti che calmano, provare le risposte in anticipo.

Funziona. È proprio questo il problema. Visto da fuori assomiglia a socialità ordinaria, e gli screening che chiedono di comportamenti osservabili non lo registrano.

Un RAADS-R basso insieme a un CAT-Q alto è di per sé una combinazione informativa: suggerisce non pochi tratti, ma tratti ben compensati.

I tre blocchi

Blocco Cosa raccoglie
Compensazione Le strategie attive per aggirare la difficoltà sociale: imitare, studiare le persone, imparare le regole in modo esplicito.
Mascheramento Nascondere quello che si noterebbe: forzare il contatto visivo, controllare il viso, trattenere il movimento.
Assimilazione Lo sforzo di sembrare parte del gruppo, e quanto costa sostenerlo.

È il blocco di assimilazione quello che si associa più al disagio. Ha senso: compensare è lavoro, ma avere la sensazione di recitare in permanenza è un’altra cosa.

Perché conta in particolare nelle donne

I punteggi medi di mascheramento sono più alti nelle donne autistiche che negli uomini autistici, e questo combacia con la differenza di età alla diagnosi. Non ci sono meno donne autistiche: lo strumento abituale guarda a quello che si vede, e loro in media hanno imparato prima e meglio a non farlo vedere.

Molte arrivano a una valutazione dopo anni di diagnosi che non spiegavano mai tutto: ansia, depressione, disturbi alimentari. Quel percorso di etichette insufficienti è già un’informazione.

Cosa non fa

Non diagnostica, e non è specifico dell’autismo: ci sono persone non autistiche che compensano molto in contesti sociali esigenti. Un punteggio alto non prova niente da solo.

Quello che fa è spiegare una discrepanza. Se gli screening per l’autismo escono bassi e la tua esperienza dice altro, è di solito il pezzo che manca.

Cosa guardare poi

Per vedere come si distribuiscono le tue risposte su più profili, il test di neurodivergenza ne esplora diciassette. Se il tema è l’autismo in età adulta, autismo negli adulti entra nella diagnosi tardiva.

Il questionario originale è protetto dal diritto d’autore: qui è descritto, non riprodotto. Niente in questa pagina è una diagnosi. Contatti.